I nostri dati personali sono ovunque e troppo spesso nei posti sbagliati

21 Set
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I nostri dati personali sono ovunque e troppo spesso nei posti sbagliati

Oltre 220 milioni di e-mail con l’estensione “.it” identificate nel dark-web; i nostri dati personali sono ovunque e troppo spesso nei posti sbagliati.

I dati personali sono “l’oro di questo secolo”; è stato detto centinaia di volte. Purtroppo, i dati personali sono ancora più preziosi per la criminalità organizzata.

Il dato emerge dal Rapporto del Viminale pubblicato il 15 agosto 2021 e sottolinea che la frequenza dei crimini informatici, nel periodo 2020/2021, è in continuo ed allarmante aumento. In media stimiamo ci sia un crimine informatico ogni 69 secondi.

Lo spostamento verso i crimini digitali è ancora più evidente se confrontiamo gli ultimi tre report dei dati forniti dal Viminale. I crimini informatici denunciati sono aumentati del 50% ed in proporzionale agli altri crimini in pratica raddoppiati. I reati digitali hanno, in proporzione, sostituito furti e rapine.

L’aumento dei crimini denunciati è il riflesso di una “nuova” economia legata al traffico illegale dati personali scambiati nel dark-web.  Secondo l’analisi svolta da Venturebeat, la criminalità organizzata ha generato oltre $160 miliardi di ricavi nell’ultimo anno.

I dati personali vengono quindi rubati (esfiltrati) e poi rivenduti a chi li utilizzerà o per danneggiare le vittime direttamente oppure saranno utilizzati per scopi sinistri di ogni genere ed anche per richiedere un riscatto.

L’Osservatorio dei prezzi nel dark-web ha rilevato che ogni singolo dato personale ha un valore che spazia da poche decine di euro per un account e-mail ad oltre 4.000 euro per i dati di un passaporto europeo.

Sul mercato nero è possibile rifarsi anche una vita con poco più di ¼ di Bitcoin. Chi volesse rifarsi un’identità pagherebbe la combinazione completa dei documenti spendendo circa 0.2593 bitcoin (circa 14.000 euro) secondo “Safety Detectives”.

Il furto d’identità è un crimine subdolo del quale la vittima si accorge con diversi mesi ed a volte anni di ritardo. Più tardi si interviene più complessa e costosa sarà la risoluzione della problematica.
Scoprire, ad esempio, che la propria carta d’identità o la patente viene venduta nel dark-web può avere risvolti anche di carattere penale per la vittima. La presenza di dati personali nel dark-web aumenta notevolmente il rischio di subire un furto d’identità.

Ad oggi i dati personali nel dark-web monitorati sono 17.4 miliardi, tra queste 4,4 miliardi di e-mail di cui 220 milioni di e-mail con l’estensione “.it”.

In media nel dark-web ci sono 5 e-mail per ogni italiano forse anche la tua email.

Nei primi 7 mesi del 2021 l’Italia ha conquistato il triste primato mondiale di paese che ha subito il maggior numero di data breaches pari a 3.752. Questi attacchi hanno comportato il furto di dati personali di clienti, fornitori, dipendenti e la conseguente vendita di tali dati nel dark-web.

Ogni persona ha circa 92 account digitali collegati ad una o più delle proprie e-mail. Ognuno di questi account contiene moltissime informazioni: dalla data di nascita, al numero di carta d’identità, al passaporto fino ad arrivare ai dati bancari.

Imparare a conoscere i rischi derivanti dalla vita digitale può costare alla vittima molto in termini economici ed emotivi. I servizi di monitoraggio ID defend posso essere acquistati ed attivati in 3 click.

ID Defend avvisa subito se i dati dei clienti sono scambiati nel dark-web . Le possibili vittime posso così intervenire per contenere o ridurre i danni che potrebbero subire ed ID defend fornirà un’assistenza per supportare il cliente nella gestione della crisi.

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